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Ensemble pour le progrès de l’humanité

Desidero tornare sull’incendio che, nella notte tra domenica 26 e lunedì 27 gennaio scorso, ha distrutto la loggia Modestia cum Libertate dei nostri fratelli dell’Alpina a Zurigo, un incendio la cui origine appare di natura criminale.

Questo atto criminale non mi sorprende. Già negli anni passati ne avevo parlato nei miei precedenti lavori all’interno della mia loggia Fidélité et Liberté, all’Oriente di Ginevra.

La geopolitica mondiale vacilla, il clima sociale si tende come una corda pronta a spezzarsi, le tensioni tra le diverse componenti della popolazione si acuiscono. In momenti come questi mi piace dire che l’umanità rivela la propria parte d’ombra: alcuni, nella loro ristrettezza di vedute, cercano dei capri espiatori.

I periodi difficili che stiamo vivendo e quelli, forse ancora più oscuri, che si annunciano nei prossimi mesi o nei prossimi uno o due anni risvegliano questi vecchi riflessi. Quando il mondo vacilla, occorre trovare dei colpevoli. Lo sappiamo: i nostri fratelli del passato lo hanno vissuto, e la storia ce lo ha insegnato con brutale chiarezza.

Dobbiamo essere prudenti, fratelli miei. Dobbiamo aspettarci di diventare dei bersagli, come in passato, come durante la Seconda guerra mondiale. In un primo momento, saranno i nostri templi a subire questi atti di profanazione, queste aggressioni simboliche che annunciano sempre il peggio. Sarebbe ingenuo ignorare che, in seguito, alcuni di noi potrebbero essere vittime di attacchi puramente fisici, per il solo fatto della nostra appartenenza.

Ma questa lucidità non deve trasformarci in una preda facile. Essa esige da noi una vigilanza attiva, misurata e responsabile. Ciò significa vegliare sulla sicurezza dei nostri templi, rafforzare i dispositivi di protezione laddove necessario, senza cadere nella paranoia. Significa anche essere attenti gli uni agli altri, mantenere il legame fraterno che costituisce la nostra forza, non isolarci in un silenzio che rende vulnerabili.

Questa vigilanza deve accompagnarsi a una discrezione misurata nelle nostre comunicazioni pubbliche. Non per vergogna di ciò che siamo, ma per saggezza di fronte a ciò che osserviamo. La discrezione non è un segreto vergognoso: è la protezione ragionata di ciò che ci è caro. È anche il rifiuto di esporci inutilmente in un contesto in cui l’incomprensione e l’odio cercano dei bersagli.

E tuttavia, non cederemo nulla sull’essenziale. Questo periodo ci ricorda perché siamo massoni. Portiamo valori di fraternità, di tolleranza e di luce in un mondo che si oscura.

È proprio quando cala la notte che i fari acquistano tutto il loro significato. Il nostro impegno non è una postura comoda nei tempi tranquilli: si misura nell’avversità, nella nostra capacità di restare in piedi, insieme, fedeli ai nostri principi quando altri li calpestano.

Questa prospettiva non ha nulla di nuovo. È iscritta nei cicli tormentati della storia umana. I nostri predecessori hanno attraversato persecuzioni, proibizioni e profanazioni. Hanno continuato, talvolta nella clandestinità, sempre nella prudenza, ma senza mai rinunciare.

Noi siamo gli eredi di questa resilienza. Essa oggi ci impone di essere all’altezza del loro esempio.

La prudenza non è paura. È la coscienza al servizio della dignità. È il discernimento che distingue il coraggio temerario dalla bravura illuminata.

È la fedeltà verticale ai nostri valori, che non ci autorizza né a esporci inutilmente né a rifugiarci nella rinuncia.

Restiamo vigili.
Restiamo solidali.
Restiamo in piedi.

SBA